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La resistenza austriaca contro Hitler

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Katharina Golob, diciottenne di Villacco unitasi ai partigiani e caduta nel 1945
Katharina Golob, diciottenne di Villacco unitasi ai partigiani e caduta nel 1945
Il testo e le foto in questa pagina facevano parte di una mostra dedicata alla resistenza austriaca al nazismo. Sono pubblicate qui con il gentile permesso dell'Associazione Biblioteca Austriaca di Udine.

Chi erano i resistenti al nazismo in Austria?

A differenza degli altri paesi occupati dai nazisti, dove la resistenza era considerata dalla maggior parte della popolazione come un comportamento patriottico ed eroico, e viceversa i collaboratori venivano isolati e disprezzati, in Austria accadde il contrario. Molti austriaci che si opponevano al regime vennero denunciati come traditori dai loro compatrioti, e ciò rese ovviamente ancora più difficile la loro peraltro già rischiosissima attività.

Si possono sostanzialmente identificare tre gruppi di resistenti: Le loro motivazioni erano varie: politiche ovviamente per alcuni, religiose, sociali, umanistiche o patriottiche per altri.

Come si esprimeva la resistenza?

L’attività di resistenza consisteva prevalentemente in propaganda, soprattutto, ma non solo, nelle fabbriche, raccolta di denaro per i perseguitati, lotta partigiana. Si trattava comunque sempre di iniziative clandestine. In un solo caso vi fu una manifestazione di aperto dissenso al regime: il 7 ottobre 1938 a Vienna, quando circa 10.000 cattolici convennero in piazza S. Stefano in occasione della Festa del Rosario, e presero a protestare contro le violenze nei confronti della Chiesa cattolica. La repressione fu brutale come sempre: botte, arresti, reclusioni in campo di concentramento.

Ma la resistenza da parte dei civili non fu sostenuta dalle chiese cattolica e protestante. In forme analoghe sia l’una che l’altra cercarono – facendo assai male i loro conti – un modus vivendi con il nazismo, con benefici praticamente nulli, a tutto discapito della credibilità delle loro istituzioni, e gettando nello sconforto e nel disorientamento i credenti più autentici.
Focus Storia
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La resistenza in numeri:

È difficile quantificare il numero di civili austriaci che presero parte attiva alla resistenza. Si calcola che furono in 100.000 gli austriaci incarcerati per ragioni politiche, almeno 2.700 i condannati a morte, circa 32.000 i morti nei campi di concentramento. In queste cifre sono però compresi anche perseguitati di varia natura, ebrei esclusi.

Più significativo è il confronto tra i 100.000 austriaci incarcerati per ragioni politiche e pertanto considerabili quasi certamente come facenti parte della resistenza, e i 700.000 austriaci, membri del partito nazista e quindi dichiaratamente favorevoli al regime.

La resistenza degli austriaci di etnia slovena:

Due aviatori americani insieme con i partigiani carinziani che li hanno salvati
Due aviatori americani lanciatisi con il paracadute sulle Alpi, insieme con i partigiani carinziani che li hanno salvati.
Tra gli sloveni della Carinzia si trova il gruppo più consistente di oppositori al regime nazista. L’Anschluss (l'annesione dell'Austria alla Germania) nel 1938 significò per tutti gli sloveni la fine dei diritti riconosciuti alle minoranze e la repressione per quelli che rifiutavano la completa assimilazione al Reich, rivendicando una loro identità etnica.

In una fase iniziale, prima del referendum del 10 aprile 1938, le organizzazioni slovene carinziane fecero di tutto per cercare una qualche forma di accettabile compromesso con i nazisti, tra l’altro invitando i membri della propria minoranza a votare sì per l’annessione e richiamandosi a quegli elementi dell’ideologia del regime che, sia pure con delle forzature, potevano corrispondere al loro modo di intendere i rapporti sociali.

Ma col tempo, anche gli sloveni più concilianti dovettero rendersi conto che i nazisti miravano a far sparire le minoranze. Già nel 1938/39, primo anno scolastico sotto il nazismo, fu abolita la lingua slovena nell’insegnamento. Le prime persecuzioni vere e proprie colpirono in primo luogo religiosi e intellettuali, ma anche persone comuni, famiglie intere cacciate fuori dalle loro abitazioni e spinte verso est. Con l’attacco di Hitler alla Jugoslavia, nel 6 aprile 1941, la repressione divenne sistematica e senza più limiti di sorta.
La resistenza slovena divenne attiva soprattutto dopo la grande deportazione del 1942 (Vertreibungsaktion), anche se piccoli gruppi si erano formati già nel 1938 e 1939. La maggiore organizzazione fu probabilmente il Fronte di Liberazione sloveno (OF), costituitosi nel 1941, che collaborava con oppositori sia sloveni che austriaci e operava secondo le modalità tipiche dei gruppi partigiani.
Un volantino carinziano del settembre 1944 invitante alla rivolta armata.
Un volantino carinziano del settembre 1944 invitante alla rivolta armata. Le foto ritraggono alcuni protagonisti della resistenza
Scopo principale e generalmente condiviso della resistenza slovena, in particolare dell’OF, era la costituzione di uno stato indipendente. Nell’Austria del secondo dopoguerra, si raggiunse comunque un risultato parziale, sancito dall’articolo 7 (tutela delle minoranze) del Trattato di Stato del 1955.

I militari austriaci opposti al regime:

Alcuni tra i militari austriaci sentirono come dovere morale l’opporsi al sanguinario regime nazista, avevano come riferimento prevalentemente la loro patria austriaca, assorbita dal Reich. La strada scelta fu quasi sempre quella di un’opposizione all’interno della struttura militare, attuata con sabotaggi di vario genere.

Esisteva un collegamento tra i militari austriaci opposti al regime e i loro colleghi tedeschi che attentarono alla vita del Führer il 20 luglio 1944. Anello di congiunzione era l’ufficiale di stato maggiore Karl Szokoll, attivo nella resistenza già dal 1942. Contemporaneamente al fallito attentato del 20 luglio a Berlino, vi fu a Vienna l’inizio di una ribellione, poi soffocata dalla Gestapo, la quale non riuscì però mai a risalire a Szokoll. Questi poté così continuare la sua attività, organizzare un gruppo molto efficiente di ufficiali austriaci, operanti in parte all’interno della stessa unità, in parte in posti chiave dell’esercito tedesco e collaborare col gruppo misto di resistenti denominato ”05”.
Il capitano Alfred Huth condannato a morte da un tribunale di guerra
Il capitano Alfred Huth, dopo aver partecipato alla sollevazione di Vienna dell’aprile 1945, fu condannato a morte da un tribunale di guerra e impiccato pubblicamente l’8 aprile. Il cartello appeso al collo dice: “Ho stretto un patto con i bolscevichi!”
L’andamento della guerra sfavorevole ai nazisti incoraggiò un certo numero sia di civili che di militari, che fino a quel momento non avevano osato prendere iniziative, ad aderire alla resistenza. Il momento più significativo dell’attività dei militari opposti al regime fu la sollevazione di Vienna del 6-13 aprile 1945, per facilitare l’ingresso in città dei sovietici, in quel momento i più prossimi tra gli alleati, e dare il proprio contributo alla liberazione del loro paese. La rivolta fu soffocata e alcuni tra gli organizzatori vennero impiccati nella pubblica piazza.

L'emigrazione degli ebrei:

L’emigrazione e l’esilio erano per molti – soprattutto per gli ebrei - l’unica possibilità di sottrarsi alle persecuzioni. L'emigrazione comportava logicamente difficoltà enormi, finché un decreto del 23 ottobre 1941 bloccò completamente il flusso. Fino a quella data erano riusciti ad emigrare oltre 130.000 persone, in gran parte ebrei. La maggior parte degli esuli confluì in Francia, Gran Bretagna e negli USA.

La resistenza in esilio:

Manifestazione degli antinazisti austriaci a Parigi
Una manifestazione di antinazisti austriaci a Parigi
Per alleviare i tantissimi problemi pratici degli esiliati, in molti paesi sorsero dei comitati di aiuto. Ad essi si aggiunsero le organizzazioni con finalità più politiche, di vera e propria resistenza e di diversa matrice. Una delle più importanti fu la FAM (Free Austrian Movement in Great Britain) di Londra, che intendeva riunire le varie organizzazioni: i comunisti, i monarchici, i conservatori borghesi e i socialisti.

A Parigi spiccava la personalità di Otto d’Asburgo, che godeva di ottimi rapporti internazionali e praticava una politica di decisa opposizione all’Anschluss. Gli scrittori in esilio continuarono la loro attività in primo luogo grazie alle varie organizzazioni austriache, che pubblicavano bollettini e avevano una sezione culturale. La pubblicazione più importante fu "Die österreichische Post" di Parigi, cui collaborarono Joseph Roth, Franz Werfel, Friedrich Torberg. Molto attiva era anche la sezione culturale dell’Austrian Action di Londra, che ebbe come collaboratori Franz Werfel e Paul Wittgenstein. Vicini al FAM erano invece Elias Canetti e Oskar Kokoschka.

L’attività degli esiliati, e in particolare delle loro organizzazioni, ebbe il grande merito di mantenere aperta la “questione austriaca”, l’idea cioè che dopo il nazismo dovesse tornare a esistere una nazione austriaca autonoma. Molti scelsero di combattere contro il nazismo arruolandosi nell’esercito alleato.
Sigmund Freud
Sigmund Freud mentre sale sull’aereo. Nel 1939 il grande psicoanalista fu nominato a Londra Presidente Onorario dell'Austrian Centre, costituito da emigrati in Gran Bretagna
L'esilio degli intellettuali ebbe effetti catastrofici sul livello culturale dell’Austria, che per vari decenni dopo la guerra non riuscì a risollevarsi dal provincialismo in cui era sprofondata. Molti esiliati infatti – le migliori teste che l’Austria possedeva - non rientrarono più in patria, né - e questo va detto - furono realmente invitati a farlo dai rappresentanti della Seconda Repubblica dopo il 1945.

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