Storia dellì'Austria

I turchi in Austria (2):
1683 - il secondo assedio di Vienna

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Per due volte, nel 1529 e nel 1683, l'esercito turco assediò Vienna. Ma l'Austria, in quelle occasioni, fu veramente un "baluardo della cristianità contro la minaccia dell'Islam", come molti dicono?
Le fortificazioni di Vienna prima del secondo assedio dei turchi
Le fortificazioni di Vienna prima del secondo assedio dei turchi nel 1683
Incisione di Joseph Mulder
fonte: Wikimedia Commons

La "pace" tra i due assedi del 1529 e del 1683:

La pace del 1562 tra l'impero degli Asburgo e l'impero ottomano è molto provvisoria e finisce appena uno dei due contraenti non si sente sufficientemente forte a rovesciare l'esito della guerra precedente. Ci provano tutti e due, austriaci e turchi.

L'Austria, sotto Leopoldo I, è avida di completare i suoi domini con la Transilvania, mentre i turchi non si accontentano di non avere il pieno controllo sull'Ungheria. Ma gli scontri, piccoli e grandi, nel periodo tra il 1529 (il primo assedio di Vienna) e il 1683 (il secondo assedio) non cambiano sostanzialmente la situazione di fragile e sempre pericoloso bilico tra i due imperi.

L'occasione d'oro persa dai turchi:

Se l'impero ottomano avesse veramente avuto l'intenzione di dare un colpo mortale all'Europa centrale, allora c'era un momento in cui ci sarebbe riuscito facilmente: tra il 1618 e il 1648 tutta l'Europa centrale era lacerata e alla fine completamente esausta dal tremendo conflitto della guerra dei 30 anni. Se i turchi ci avessero provato allora sarebbe stato piuttosto semplice irrompere da conquistatori nell'Occidente in agonia. Ma per tutto il periodo non fecero niente.

Questo fatto non si spiega solo con la situazione interna dell'impero ottomano, perennemente scossa da intrighi, congiure e crisi politiche ed economiche. In realtà, i turchi non sono affatto interessati ad estendere il loro dominio all'Europa centrale. Già dal fallito primo assedio a Vienna hanno capito che sarebbe stato impossibile reggere un loro dominio molto oltre i confini dell'Ungheria. Le vie di rifornimento da Costantinopoli sono troppo lunghe e difficili, la popolazione nei territori balcanici è troppo ostile.

I due attacchi a Vienna devono invece servire per neutralizzare una volta per sempre uno scomodo concorrente nei territori balcanici.

Il Gran Visir Karen Mustafa  Il Sultano Mehmed IV
a sinistra: Karen Mustafa (1626-1683) Gran Visir dell'Impero ottomano
pittore austriaco sconosciuto, fonte: Wikimedia Commons
a destra: il Sultano Mehmed IV (1648-1687)
quadro di Konstantin Kapıdağlı,  fonte: Wikimedia Commons

L'attacco turco del 1683:

Nel 1683 il Cran Visir Kara Mustafà decide - anche cedendo ai consigli d'intermediari francesi residenti a Costantinopoli, fra i quali anche dei gesuiti e cappuccini (la Francia è molto interessata a un'Austria più debole) - di risolvere con la guerra il problema ungherese che si sta trascinando da un secolo e mezzo. Manda a Vienna, in nome del suo sultano Mehmed IV, una dichiarazione di guerra formale, il cui testo (vedi sotto) è di un tenore che potrebbe far ridere la corte di Vienna se la situazione non fosse piuttosto seria. Vale la pena leggerla:
La dichiarazione di guerra di Mehmed IV:

"Noi, Mehmed, per grazia del Dio che domina i cieli, glorioso e onnipotente imperatore di Babilonia e Giudea,
dell'Oriente e dell'Occidente, sovrano di tutti i regni terreni e celesti, gran re della sacra Arabia,
per nascita re di Gerusalemme coronato di gloria, padron e signore del sepolcro del Dio crocifisso degli infedeli,
diamo a Te, Cesare di Roma, e a Te, re di Polonia, la Nostra sacrosanta parola,
e la diamo a tutti i Tuoi seguaci, che siamo in procinto di portare la guerra nel Tuo insignificante paese
e che condurremo con Noi tredici re con un milione e trecentomila guerrieri di fanteria e di cavalleria,
e con questo esercito di cui né Tu né i Tuoi seguaci avete la più pallida idea, calpesteremo senza pietà e misericordia
il tuo piccolo paese sotto gli zoccoli del cavalli e lo metteremo a ferro e a fuoco..."
L'esercito turco che, a partire dal 31 marzo del 1863, si muove verso Vienna è composto da 180.000 uomini - insieme agli alleati dei tartari, dei romeni e di altre nazionalità sono alla fine circa 200.000 uomini. Un esercito ben lungi dalle pompose e esagerate affermazioni della dichiarazione di guerra, ma pur sempre un'armata temibile.

Leopoldo I d'Asburgo (1640-1705), imperatore del Sacro Romano Impero
fonte: Wikimedia Commons<

Le atrocità della guerra

Il 13 luglio del 1683 i turchi arrivano a Vienna e in tre giorni dopo hanno completato l'accerchiamento della città. Nella marcia verso Vienna Kara Mustafà applica di proposito il terrore più spietato come strumento di guerra psicologica.

I libri di storia non mancano di sottolineare le atrocità dei turchi, di solito dimenticano però di aggiungere che, agendo in questa maniera, i turchi applicano gli stessi metodi che, prima di loro, hanno applicato molti altri eserciti, "cristiani" e non. La guerra dei trent'anni di pochi anni prima presenta una cronaca infinita di massacri e devastazioni del genere, da parte di tutte le armate che combattono tutte in nome del Dio cristiano. All'epoca la guerra si faceva così. Ma la storiografia austro-cristiana dei secoli dopo glorifica la parte austriaca e demonizza quella turca. In realtà le differenze non sono così grandi, come si vede soprattutto durante la ritirata dei turchi.

Anche il secondo assedio va male

Il 14 luglio Kara Mustafà invia nella città assediata questa intimazione: "Se Vi arrenderete a me, tutti Voi, dai più grandi ai più piccoli, sarete liberi di allontanarvi con i vostri beni e quelli che preferiranno rimanere avranno garantita la salvaguardia dei loro averi. Ma se vi rifiuterete di cedere, noi Vi sferreremo l'assalto e tutti, dal più piccolo al più grande, sarete passati a fil di spada. Pace a colui che obbedisce."

Naturalmente i viennesi non si fidano e non hanno nessuna intenzione di arrendersi. E così l'assedio va avanti per 45 lunghi giorni in cui i viennesi si difendono con coraggio e audacia. Il 4 settembre Mustafà capisce che gli abitanti non si sarebbero arresi e ordina l'assalto in forze. Adesso le cose si mettono male per i Viennesi perché i turchi riescono ad entrare in città e i combattimenti si svolgono ora strada per strada. L'unica speranza dei difensori della città è ormai un'armata di rinforzo che Leopoldo I, fuggito a Passau prima dell'assedio, sta radunando fuori Vienna. Le truppe turche sono molto più numerose dei soldati dell'armata di rinforzo (polacchi, bavaresi, sassoni e numerose altre nazionalità), ma sono logorate dal lungo assedio e così entrano in panico quando il violento attacco dei cavalieri polacchi piomba su di loro. Kara Mustafà è ormai convinto che la sua sconfitta sia stata decretata da Allah e così il suo esercito si dà a una fuga rapida e disorganizzata, lasciando davanti alle mura di Vienna tende, armi, viveri e bottino.
Il secondo assedio di Vienna, nel 1683
La battaglia per liberare Vienna dall'assedio del 1683, a sinistra le tende del Gran Visir Karen Mustafa
quadro di Frans Geffels
fonte: Wikimedia Commons

La lenta agonia della guerra

L'assedio è finito, ma la guerra va avanti per altri 10-15 anni. E le battaglie in questi anni non sono affatto meno crudeli di quelle combattute prima e questa volta sono gli austriaci (o meglio: l'esercito imperiale al quale partecipano anche francesi, svedesi e inglesi) a non fare tanti prigionieri: durante la presa di Buda (oggi: Budapest) di 17.000 soldati turchi sopravvivono appena 200.

Ma in Ungheria l'avanzata dell'esercito imperiale si ferma. Il primo motivo sta nelle crescenti difficoltà di provvedere ai rifornimenti: la popolazione ungherese, profondamente delusa dai liberatori austriaci, nasconde i resti dei suoi beni e ben presto invoca il ritorno dei turchi dai quali erano trattati meglio. Il secondo motivo è la crescente ostilità degli ungheresi: le truppe cristiane, in primo luogo i Bavaresi e i Brandeburghesi (ma non solo loro), infieriscono senza pietà sul paese conquistato. Alla presa di Ersekujvar tutti gli abitanti, tedeschi, ungheresi e slovacchi, anche donne e bambini, vengono massacrati in un'orgia di sangue. Anche a Buda quasi tutti i cittadini, anche cristiani ed ebrei, vengono uccisi. Le donne non vengono schiavizzate, come facevano spesso i turchi, ma violentate e uccise sul posto.

Le gravi sconfitte che l'esercito imperiale subisce nell'estate 1695 sono in primo luogo la conseguenza della scarsa disciplina e della scatenata avidità di bottino - le truppe imperiali fanno in sostanza la stessa cosa che i turchi hanno fatto avanzando verso Vienna - ma di questo non se ne parla molto nei libri di scuola. In una delle ultime battaglie di questa lunga guerra spietata tra Austria e Turchia, nel 1697, vengono massacrati circa 250.000 soldati turchi, mentre dalla parte degli imperiali si contano (ufficialmente) solo 430 soldati caduti. Se fosse stato il contrario questa battaglia sarebbe ricordata come il culmine della crudeltà turca, così invece viene festeggiato come capolavoro della strategia militare austriaca. Non solo la politica, anche la storiografia non è affatto imparziale.

Inizia un nuovo capitolo

Con la fine delle guerre contro la Turchia inizia un nuovo capitolo nella storia dell'Austria: inizia la dominazione austriaca dei paesi balcanici. L'impero multinazionale degli Asburgo si ingrandisce notevolmente, inglobando molte nazionalità non austriache, con tutti i problemi, tensioni e lacerazioni interne che comporta. E alla fine, nel 1914, sta un'altra grande guerra: la prima guerra mondiale, che porta alla tragica e definitiva fine del secolare impero asburgico.

Torna alla prima parte dell'articolo sui turchi in Austria:

1529 - il primo assedio di Vienna
1529 - il primo assedio di Vienna

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